Le mie pubblicazioni
Nel Paese dei Ciechi
Osservando, e vivendo, lo spazio occidentale – le idee che lo riguardano, gli oggetti che lo popolano, le linee di forza che lo attraversano – ci si può render conto, non senza straniamento, di quanto esso sfugga alla nostra vista. Non poi così paradossale, in realtà, che in un’epoca di iper-immagini, i nostri occhi finiscano per essere abbacinati. Da quando la rete si è smaterializzata viviamo in un campo magnetico ultradenso; il comune senso del mondo si costruisce su avvicinamenti vertiginosi: icone, frames discorsivi, interfaccia materiali e virtuali sono continuamente appresso a noi. Per questo, il soggetto, impegnato a districarsi in una selva di eventi spaziali, percepisce irrazionalmente le correnti carsiche che fluiscono al di sotto del mainstream,magari ubriacato dalle lingue tecno-scientifiche che dicono di parlare il reale. Da ciò deriva l’impaccio con cui reagiamo a “iperoggetti” – come li chiama Timothy Morton – vicinissimi e diffusi, a-posizionali e insofferenti alla perimetrazione, come i terrorismi, il cambiamento climatico, le pandemie.
Manoscritto trovato a Saragozza: gli intertesti della duplicità
Nel romanzo di Potocki il doppio si configura come logica costitutiva dello stesso atto diegetico; una biforcazione primaria in grado di generare il labirinto romanzesco che è, nello stesso momento narrazione e anatomia della narrazione. Ciò in particolare risulta interessante considerando la posizione eccentrica, politicamente e culturalmente dell’autore, osservatore e insieme collettore aperto al massimo grado della cultura del tardo ‘700. Proprio a partire da questo assunto, l’opera è esaminata a partire dai poli gravitazionali di Cervantes, Diderot, Spinoza.
L'Ucronia di Nievo (e Ghislanzoni): appunti sulla narrativa di anticipazione in Italia
Per Baldini, la letteratura utopica del secondo Ottocento va essenzialmente a identificarsi con la fantascienza. Più
chiaramente, il critico identifica il momento in cui una forma narrativa basato sullo sfasamento del paradigma di realtà, su
una fantasia razionale, quale l’utopia, accogliendo in sé la cultura del tempo, si rivela letteratura d’anticipazione, proiezione verso un novum (chiaramente riferiamo a una tradizione precedente e non confondibile con quella che, science fiction
propriamente detta, si diffonderà per mezzo di riviste a largo consumo dagli anni 20, soprattutto in area anglosassone). La narrativa della «possibilità ideale» cognitivamen-
te verificabile, come la definisce Suvin, è, sostanzialmente, un’espressione dell’età moderna – al di là dei diversi tentativi di estendere la categoria della fantascienza molto indietro
nel tempo – conclamatasi con il Positivismo, quando, come nota Pighi, la felicità utopica vola «sulle ali del progresso»